HOUSE ATTACK #2 NEJO DJ Exclusive Mix for Bricklane Radio – Mar 2015

NEJO DJ Exclusive Mix for Bricklane Radio

March 2015

Tracklist:

Mennie – Phoenix – Exploited Ghetto
D-Soriani – House Music (Nejo & Leonardo Colmone Remix) – Forthcoming
Matt Tofney, Kevin Knapp and Jem Cooke – Distant Story (Mr Fingers Deep Remix) – Leftroom Records
Chew Fu feat, Steve Clisby – Purple Rain (Mousse T Home A Lone Remix) – Peppermint Jam
Ben Delay – I Told You – Milk and Sugar Recordings
RONN feat. Robin S – So Alive (Code3000 Remix) – Recovery House
Alaia and Gallo – Who the hell cares (Cube Guys Remix) – Cube Recordings
Shishktin – Back Groove – Housessions Records
Return of the Jaded – Feel Ya – 303Lovers
FEX – 7 in the morning – Lapsus Music
Eddie Amador – House Music (Robosonic Remix) – Yoshitoshi Recordings

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HOUSE ATTACK #1 NEJO DJ Exclusive Mix for BRICKLANE RADIO- Feb 2015

NEJO DJ Exclusive Mix for Bricklane Radio Show
Feb 2015

Tracklist:

Ibiza Fashion Week – Clocks (Nejo Remix) – DnC Records
Fritz Kalkbrenner – Void (Andre Hommen Remix) – Soul
Belocca – Sentinel – Mainground Music
Paul Cutié – Bassline – DnC Records
Misteralf vs Stefano Ravasini feat. Stella G Real – Wot (Shorty and Alex Neuret Remix) – Cult Note
Lissat and Voltaxx – Closer to Me (Andrey Exx e Fomichev Remix) – Great Stuff Recordings
Croatia Squad and Me & My Tootbrush – Scream for Pleasure – Enormous Tunes
Gianni Bini – Back to my roots (Bootleg Mix) – Ocean Trax
Belocca – Depends on You (Chris Hartwig Remix) – Mainground Music
Christian Nielsen feat. Mr V – Far from Lazy – 8bit Records
Ruben Mandolini – My mind (2014) – Snatch

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#DJ2014

– Ci sono quelli che suonano #EDM, gli stessi che 3 anni fa proponevano #TechHouse, perché “la musica che va di moda è questa”, oggi, non domani;

– Ci sono quelli che si fanno un sacco di #foto, ma dischi pochi;

– Ci sono quelli che si fanno i #book, gli #shooting, i #selfie, i #videopromo, i #teaser, ma mai durante le serate;

– Ci sono quelli che fanno 3 serate in un anno, una magari a Miami, e si reputano #professionisti, tanto mica hanno bisogno di lavorare;

– Ci sono quelli che vanno a suonare per 50 €, tanto un lavoro già ce l’hanno.

– Ci sono quelli che fanno il #produttore, nel senso che “vanno da uno, gli dicono come vogliono il disco e lui glielo fa”;

– Ci sono quelli che passano la serata in consolle con il #cellulare e le #drinkcard in mano più che con le cuffie all’orecchio;

– Ci sono quelli che pensano a distruibuire #gadget, magliette, cappellini e quant’altro, e a riempire il locale di banner pubblicitari invece che alla #musica;

e poi ci sono i #DJ !

#buonannoatutti

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Alla ricerca dell’#hashtag perduto

C’era una volta il tempo in cui il tasto “#” si chiamava cancelletto e serviva per contrassegnare un numero, un codice o quant’altro per i centralini o per quelle noiose segreterie telefoniche; oppure si usava alla fotocopiatrice per segnalare di essere arrivati all’ultima pagina della serie.
Poi è arrivato il tempo di internet, del web 2.0, dei social e “#” da tasto introvabile qual era è diventato immancabile e onnipresente: all'”Hash” (il nostro cancelletto) è stato aggiunto il “tag” (segnale, nel senso di segnalibro). Come è avvenuto questo passaggio??

Il successo dell’#hashtag lo dobbiamo a Twitter: le caratteristiche di questo social sono che ognuno può scrivere soltanto sulla propria bacheca, non in quelle degli altri (che al massimo possono essere citati), con il limite fisso di 140 caratteri per post. Per partecipare a una discussione è necessario individuarla in qualche modo, ed è a questo che serve il nostro amico “#”. Cliccando sulla parola successiva si ha accesso a tutti i tweet su quell’argomento. Sappiamo bene che in fase di #cazzeggio si vanno a cercare gli argomenti più gettonati, ecco che la corsa ad essere nei top 10 trend topic del momento ha fatto il resto.
Anche Instagram ha introdotto l’hashtag per catalogare le foto. Un esempio piuttosto famoso è il #ThrowbackThursday, la moda di pubblicare ogni giovedì foto del passato, che si è estesa a video e link sugli altri social network ed è diventata un vero e proprio must per ogni artista che si rispetti (o che si ritenga tale).
Ecco però che in due passaggi si arriva all’inizio della fine: prima di tutto Instagram, ma soprattutto alcune applicazioni satellite, hanno introdotto l’#hashtagdidefault: pubblichi una foto e se non sai dove metterla ti vengono suggeriti gli hashtag. Il fatto è che quando ti va bene sono una ventina (il più famoso è #picoftheday, la foto del giorno) contraddistinti da un’associazione di idee piuttosto casuale e illogica (#sunset #estate #chevisochecho , tanto per fare un mini esempio).
Il secondo passaggio fatale è dovuto a Facebook: mica questo grande social poteva starsene al palo e perdersi il giochino degli hashtag. Hanno anche pensato bene di introdurre una novità grafica che consiste nell’evidenziare in grassetto la parola dopo il “#”.
Ecco qua, il danno è fatto. Ci ritroviamo orde di adolescenti (prima) e rimbambiti poi, che parlano accostando parole a caso e scrivendo #tuttattaccato.
Ora, se ci fate caso, anch’io ho inserito #hashtag qua e là, a mio gusto personale. Ma almeno mi rendo conto di quello che sto facendo. Attenzione voi che fate i #ganzi o le #tipegiuste: qualsiasi strumento di comunicazione se non sai di che si tratta può essere usato dagli altri contro di te per #prendertiperilculo. #scusatelavolgarita.

ps) Forse non molti sanno che sugli hashtag anche su facebook si può cliccare: dopo un iniziale imbarazzo, nel quale cliccavi e ti ritrovavi perso nella rete per minuti, adesso la funzione è piuttosto efficiente, e ti ritrovi nella home tutti i post con quel codice, anche se l’hai inventato te.

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Due giorni senza Smartphone. Una storia vera

Reframe. Turn negative into positive. Dicono gli inglesi. In effetti i coglioni girano a mille (non sarà questa l’unica espressione colorita, scusatemi già da adesso). Ho perso il telefono. Ufficiale. E non posso dare la colpa a nessuno, perché la fava sono io: ricordo di averlo avuto in tasca, ricordo l’ultima chiamata e poi il buio. Dell’amatissimo iPhone 4s si sono perse le tracce. A questo punto per sempre.
Ieri ero piuttosto nervoso, oggi, invece, l’esercizio di rinquadrare, per trasformare il negativo in positivo, si sta rivelando più facile, naturale e produttivo del previsto. Desidero condividere con voi tutti gli effetti positivi di questi giorni senza smartphone:

1- Mi sono venuti spesso in mente gli anni ’90, quando non c’erano i cellulari. Mille sono i motivi per cui pensare a quando ero più giovane di venti anni mi fa tornare il sorriso.
2- Nessuno rompe i coglioni perché non rispondi su whatsapp.
3- Facebook ha un gusto diverso: torni a casa con quel brividino per scoprire se sono aumentati i “mi piace” e se la tipa ti ha risposto al messaggio o al commento, senza scoprire in tempo reale il “visualizzato ma non ha risposto”
4- Le email le leggi quando vuoi te, una volta al giorno, non quando vogliono loro, condizionandoti la giornata.
5- Nessun disappunto se il video che ti viene in mente o che ti hanno linkato gli amici non è stato autorizzato per i dispositivi mobile.
6- Niente scatti inutili. Niente selfie del cazzo. Se sei di fronte a un tramonto te lo guardi e ti godi il momento, invece di passare il tempo a cercare il filtro più adatto per Instagram.
7- Hai presente quei tipi odiosissimi che non rispondono mai al telefono? Bene, nei casi in cui devi averci a che fare, perché ne sei costretto o perché in qualche modo ti attirano, ti organizzi di conseguenza. Poi molto spesso questi tipi sono contornati di persone che gli risolvono le beghe: “Ci penso io, tanto lui non risponde mai al telefono.”
8- Se hai un appuntamento ti organizzi per essere puntuale, perché non puoi avvertire di un eventuale ritardo. Se devi andare in un posto che non conosci, ti organizzi prima per trovare la strada. Magari riesci anche ad essere più puntuale del solito.
9- Non ti preoccupi su dove sia finito il telefono, se prende la 3 (altrimenti non si connette a internet) e il livello di carica della batteria. Non sei costretto a cercare un senso a tutti i tipi di vibrazione con cui entri in contatto.
10- Guidi con più attenzione, più in sicurezza. (Chi di voi non ha mai aggiornato uno status di Facebook alla guida scagli la prima pietra).

Non prendetemi per uno sfigato zen che pretende di spogliarsi dei valori occidentali. La tecnologia c’è, non può non esserci e non è neanche così male: il problema non è nella tecnologia, ma nell’uso che ne facciamo. In giorni come questi mi rendo conto che uno stile di vita frenetico ti aiuta a pagare il mutuo, ma non ti fa stare meglio.
Con ogni riorganizzazione, forzata e non, almeno rinunci a qualcosa di superfluo, o comunque di cui puoi fare a meno.

Per questo che invece di cercare subito un iPhone a tutti i costi (le altre marche mi dispiace, ma non le prendo minimamente in considerazione), ho deciso che venerdì vado in ferie così, poi quando torno mi riprendo lo Smartphone… Forse.

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Perché non ha senso dare addosso a David Guetta

David Guetta al Tomorrowland 2014

In questi giorni sta facendo il giro del mondo il video della performance di David Guetta al TomorrowLand nel secondo weekend: un minuto di pura follia nel quale al posto del DJ superstar che conosciamo si trova un personaggio spaurito, pietrificato e completamente sballato. La prima diagnosi per molti è che fosse sotto effetto di droghe, il che potrebbe anche darsi, non è possibile escluderlo con certezza, ma non è neanche proprio così scontato: un anno fa di questi tempi, girava la notizia che fosse stato scoperto a usare un set preregistrato a Parigi, Guetta si sarebbe difeso sostenendo di soffrire di attacchi di panico di fronte a grandi folle. L’espressione assente, il tremolio delle mani e il blocco totale del corpo sono in effetti reazioni compatibili con questa fobia: mettere uno che ha paura delle grandi folle a suonare al TomorrowLand è come far lavorare un diabetico in una cioccolateria . In realtà poi quella notizia si è dimostrata essere falsa ed è stata smentita dopo alcuni giorni (e dopo milioni di commenti e likes). Non ci è dato sapere oggi quali siano i reali pensieri nella testa di David Guetta, se si vergogna come un ladro per queste gaffes mondiali o se invece dice “prendetemi pure in giro quanto vi pare, io sono sempre più ricco ogni giorno che passa”. Solo chi lo frequenta e lo conosce veramente può saperne qualcosa in merito.
Il punto della questione, però, è un altro: viste così quelle immagini sono piuttosto sconcertanti, lasciano perplesso e fanno discutere, ma tra quei 100.000 e passa che erano al Tomorrowland in quel minuto, non credo ci siano stati troppi che si sono indignati o infuriati. Chi era lì in quel momento ha vissuto un’emozione unica, indescrivibile, irripetibile e soprattutto invidiabile da parte di chi è stato costretto a guardare il festival in streaming o a farselo raccontare. Il Tomorrowland è un evento da favola, in tutti i sensi, si può discutere sulla qualità della musica, si può discutere sul fatto che ci siano degli effetti scenografici grandiosi e magari ben poco di live. Del resto ogni performance di David Guetta in giro per il mondo è così, non è un concerto (fanno bene i musicisti a inorridire di fronte a tale affermazione), non è un live, non è un dj-set ma è uno show, uno SPETTACOLO, nel quale tutto viaggia in sincrono e l’animazione, gli effetti video e le altre diavolerie hanno importanza tanto quanto la musica. Tutto questo può non piacere, ma ogni critica diventa fine a sé stessa se non si considerano i contesti di riferimento e se non si chiamano le cose con il proprio nome: se dovessi collocare oggi David Guetta insieme ad altri artisti dello showbiz, non lo metterei accanto a Bob Sinclar, Carl Cox o Benny Benassi, piuttosto lo posizionerei insieme a Lady Gaga, Madonna, Justin Bieber e gli One Direction, cioè tra le POP STAR. Sono lontani i tempi in cui Guetta remixava David Bowie (forse in pochi se lo ricordano e molti fan di oggi non lo sanno neanche), del resto l’album del 2007 si intitolava “Pop Life” e non “House Life”. David Guetta ha il suo importante passato nei Club e il suo presente da artista Pop e produttore di Hit mondiali e per questo si merita il rispetto di tutti. Questi successi negli ultimi anni hanno poi contribuito ad attirare l’attenzione “del grande pubblico” sulla cosiddetta Electro-House e a portare alla ribalta a livello mondiale tutta una serie di artisti e brani cosiddetti EDM.
Anche questo può non piacere a molti e magari viene fuori il bisogno di trovare un capro espiatorio su cui addossare tutte le frustrazioni e le invidie: questo è uno dei tanti motivi per cui Guetta è diventato il bersaglio preferito delle invettive dei dj di tutto il mondo. Si sa come funziona in questi casi, fa molto più rumore un albero che cade di cento che crescono, basta il minimo accenno di passo falso che partono le sentenze e le dietrologie, senza curarsi troppo dell’accuratezza di ciò che si sostiene. D’altra parte nessuna smentita non riuscirà mai a correre veloce e a diffondersi come una notizia falsa.

Questo post è rivolto sia ai commentatori che ai DJ, l’invito è di lavorare con cura, andando in profondità e di concentrarsi sui fenomeni, sulle implicazioni e sulle connessioni della musica nel tempo. Di lavorare sui contenuti e di far valere la musica, di far parlare i fatti invece delle opinioni. Tirar fuori qualcosa di interessante e di originale è l’unico modo per uscire dalla banalità quotidiana e di confinare personaggi come David Guetta nel loro “angolo di mainstream” !!! 😀

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Il 2014 sarà l’anno di … ?

copyrights

Alla fine di ogni anno si moltiplicano le classifiche dei brani più ballati, dei locali più belli e dei dj più apprezzati dai vari pubblici, classifiche che puntualmente sono accompagnate da polemiche che impazzano sul web. Lo scorso ottobre contro la top 100 di DJMAG, la classifica senza dubbio più attesa e influente dell’anno, sono stati in molti a scagliarsi, non tanto per la vittoria di Harwell, quanto per il dominio incontrastato dei volti vecchi e nuovi dell’EDM (o Electro House chiamatela come vi pare), dominio tale da lasciare poche briciole agli esponenti illustri di altri generi e da rendere la top 100 in sostanza la line up del TomorrowLand. In molti non hanno gradito questa selezione così netta, sia utenti comuni che siti più autorevoli, ed hanno reagito con commenti non proprio teneri oppure con piccata ironia.
A dicembre, invece, classifica di Resident Advisor, dal taglio decisamente più deep e techno, ha visto in cima l’artista strepitoso che è Dixon e gli italianissimi Tale of US. Anche in quei giorni però sono stati molti a condividere il pensiero di DJ Sneak, che affermava sul suo profilo facebook che l’unica classifica che conta è la pista di tutte le settimane.
Da un lato sono ben noti i giochini delle case discografiche e delle agenzia di promozione sulla compravendita delle posizioni in classifica, degli spazi nelle radio e dei like su facebook, mentre dall’altro lato è molto facile che certi giudizi siano figli dell’invidia e dell’attitudine a fare come la volpe con l’uva.
Il presente post intende però concentrarsi su un altro aspetto, suggerito dallo spunto dei Copyright, vale a dire il CONTESTO: le canzoni EDM che imperversano per le radio sono concepite per grandi eventi, festival o concerti da decine di migliaia di persone, se non centinaia. Le pause con i pad e i synth super compressi, le ripartenze tamarre si adattano ben poco al locale piccolo senza luci spaziali e effetti speciali.
Se la famiglia della HOUSE (intesa come gruppo di generi) è attualmente di nicchia, se ha bisogno del CLUB, dove scendi le scale, piuttosto buio e senza grandi scenografie e se non ci sono hit così ruffiane da essere radiofoniche non c’è da scandalizzarsi, anzi, gli amanti dovranno semplicemente portare avanti la loro passione aspettando che la moda giri, con tutto il bello (e il brutto) che questo comporta.

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Nejo Video House Chart. BEST OF 2013

Nejo Video House Chart. Best of 2013. Youtube Playlist

Close to the end of the year, it’s time to collect the best smashing hits of 2013 in House Music. Here we are with a brand new NEJO VIDEO HOUSE CHART.

BEST OF 2013 SPECIAL EDITION

DEEP

Ferry Ultra feat. Ashley Slater – Why did you do it (Larse Edit) – Peppermint Jam

SOULFUL

Seascape feat. Dawn Tallman – I give it all to you (Sean Mccabe Raw mix) – Room Control

ITALIAN

Ruben Mandolini – Lady of time – Defected Records

TOP 5

5) Hakan Kabil ft. Majuri – Beautiful (Alex Ander Dark Remix) – Purple Music

4) Affkt – Jakla (Gorge Remix) – Suara

3) Roger Sanchez ft. GTO – Troubleman – Stealth

2) Francesco Rossi – Paper Aeroplane (Tom Staar Remix) – Energy Production

1) Mark Knight & Funkagenda – The man with the red face (Rene Amesz Remix) – Toolroom

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Nejo DJ Set December 2013

[soundcloud url=”https://api.soundcloud.com/tracks/123187503″ params=”color=ff6600&auto_play=false&show_artwork=true” width=”100%” height=”166″ iframe=”true” /]

My set is now available on Soundcloud, with detailed Tracklist

Hear it, Share it, DOWNLOAD IT !!!!!!

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A.D.E. 2013 Report

Amsterdam è una città molto carina dal fascino particolare, questo lo sappiamo tutti, dove ti puoi divertire anche senza bisogno di drogarsi o andare a puttane. Capitarci (perché questo è successo a noi) nella settimane dell’Amsterdam Dance Event poi è stata una fortuna e un privilegio per chi fa della musica in discoteca il suo lavoro. Non voglio dire che non sia conosciuta nel nostro paese, ma indubbiamente è una manifestazione molto meno di moda, un po’ più da addetti ai lavori rispetto a Miami o Ibiza. Ciò ha reso il tutto molto più interessante.
La città era completamente immersa nel clubbing, cartelli e manifesti ovunque, tutti i più grandi dj a livello mondiale e le principali etichette, ma soprattutto la gran parte dei locali dove si fa musica aveva in cartellone un evento, in ogni angolo della città, dal piccolo pub alle sale concerti da migliaia di posti.

ade logo

ade logo

La bandiera gialla su sfondo nero dell’ADE sventolava nei luoghi più impensati, quindi potevi avvicinarti per vedere cosa c’era in programma, e magari trovarti per sbaglio di fronte ad un tappeto rosso e un ring di americana con un certo Hardwell in giacca e cravatta alla presentazione del suo documentario. Ragazzo (eh sì, neanche venticinque anni ??!!) molto disponibile per i fan e amatissimo dal suo pubblico.

ade Hardwell

Ade Amsterdam “I am Hardwell” premiere

Per un resoconto completo potete navigare sui vari siti di riviste specializzate, tantissimi i giornalisti che abbiamo incrociato per strada. Mi soffermo in particolare su una sola serata, sorprendente e inaspettata:
di giovedì alla Rose’s Cantina era di scena CasaMusica: si partiva dalla cena “animazione” a base di Deep House ed ero curioso di sentire Yass. Sul programma era vivamente consigliato di arrivare presto, infatti quando siamo entrati non c’era posto a sedere e abbiamo aspettato una buona mezz’ora per accomodarci. L’atmosfera si stava caricando, al francese, che ha fatto un set lineare e coinvolgente, è subentrata la coppia inglese Groove Assassin e Sean McCabe. Sono partiti tranquilli, in stile Soulful classica, ma piano piano crescevano di intensità. Morale della favola: quando stava arrivando il bello era il momento di andar via. Abbiamo fatto un giro, ma c’era rimasta la curiosità di vedere come sarebbe andata a finire in quel piccolo pub, che si era dotato per l’occasione di due sistemi Funktion One dal suono eccezionale. Quando siamo tornati, infatti, abbiamo trovato una pista bella carica, una cinquantina di persone, non molte di più, ma bella gente, di una certà età, in gran forma. Il ritmo si faceva più incalzante tra tocchi di tribale e bassi synth belli potenti. Poco dopo la mezzanotte arrivava il momento più atteso, DJ SPEN in the House, anticipato dalla prestazione Live di Lifford David Shillinford, che ha divertito ed emozionato sulle note della bellissima Fathers.

DJ spen  ADE

DJ SPEN in the House

Come è andata a finire? Abbiamo fatto chiusura, ovviamente, avvolti tra le note Soul, vagamente anni ’70 ma al passo coi tempi, di un DJ che la sa lunga. Pensavo che la musica Soulful fosse fuori moda, mi sbagliavo. Per fortuna!

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